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I
contenuti
di
questa
pagina,
trascorse
alcune
settimane
dalla
pubblicazione,
vengono
trasferiti
nello
“
Zibaldone
dei
nostri
ricordi
”.
Accademia Navale 1965-1969
Sito realizzato da Gaetano Gallinaro e rivisto da
Benedetto Parziale anche con le idee e il materiale
di Attilio Fantoni e il contributo di TANTI
= Mappa del sito e istruzioni =
IOIA - Amico da sempre
La nostra prima
franchigia (al
Morosini), ancora
in divisa da casa, al
Lido di Venezia
nell’ottobre 1962
Ero
a
bordo
del
vaporino
che,
dalla
stazione
di
Santa
Lucia,
mi
avrebbe
portato
a
Sant’Elena,
sede
dell’allora
Collegio
Navale
“Morosini”.
Estate
del
1962
appena
terminata,
con
ancora
nelle
orecchie
“Cuando
calienda
el
sol”
dei
Los
Hermanos
Rigual,
tormentone
del
periodo
oppure
“Let’s
twist
again”
di
Chubby
Checker.
Avevo
vinto
il
concorso
per
il
Collegio
navale
ed
ero
in
viaggio,
portando
con
me
“solamente
lo
spazzolino
da
denti”,
come
recitava
la
lettera
di
convocazione,
rigorosamente
in
giacca
e
cravatta
nonostante
il
caldo
afoso.
Mia
madre,
per
farmi
sentire
già
adulto,
era
scesa
alla
stazione
di
Padova,
lasciandomi
compiere
l’ultimo
tratto
da
solo,
responsabile,
da
allora
in
poi,
di
ogni
azione,
da
ometto.
Sul
ponte
del
traghetto,
con
l’aria
in
faccia,
pensavo
a
cosa
mi
avrebbe
aspettato
ora
che
dovevo
sbrigarmela
da
solo.
Vedo
poco
distante
un
altro
ragazzo,
poco
più
alto
di
me,
anche
lui
in
giacca
e
cravatta
e
senza
bagaglio:
ci
guardiamo
e,
non
ricordo
bene
chi
fece
la
prima
mossa,
ma
ci
siamo
avvicinati
e
chiesti:
anche
tu
vai
al
Morosini?
Sì,
piacere,
mi
chiamo
Alessandro
Valentini,
vengo
da
Carbonia
(pronunciata
con
lo
“o”
molto
stretta),
sai
dove
si
trova?
In
Sardegna,
credo,
gli
rispondo.
Bravo,
sei
fra
i
pochi
che
lo
sanno.
Una
vigorosa
stretta
di
mano,
una
solidarietà
che
inizia
così,
spontaneamente.
Mi
chiamo
Alessandro
ma
in
casa
tutti
mi
chiamano
Joia.
Che
liceo?
Classico.
Che
matricola
ti
hanno
assegnato?
La
sua
era
303,
la
mia
301.
Ma
allora
tu
sei
il
Capocorso,
mi
dice.
Sbarchiamo
insieme
a
Sant’Elena,
percorriamo
il
centinaio
di
metri
fra
gli
alberi,
valichiamo
il
ponticello
(che
poi
ci
sarebbe
diventato
tanto
familiare,
sovrastato
da
“Camillo”,
il
leone
alato
di
San
Marco
che,
sulla
colonna
di
ingresso,
fa
buona
guardia).
La
sera,
non
lo
nego,
dopo
la
prima
vestizione
da
marinaretti,
il
taglio
dei
capelli
e
le
prime
nozioni
di
disciplina,
una
punta
di
nostalgia
e
di
riflessione.
Così,
dopo
la
frugale
e
velocissima
cena,
prima
dell’adunata
per
salire
al
dormitorio,
mi
ritrovo
su
una
panchina:
Ioia
mi
raggiunge,
si
siede
vicino
a
me,
mi
mette
una
mano
sulla
spalla
e
mi
dice:
ora
ce
la
dobbiamo
sbrigare
da
soli!
Non
ci
siamo
più
lasciati,
tre
anni
di
Scuola
Navale
Militare,
quattro
di
Accademia,
le
campagne
estive
su
“Vespucci”
e
“San
Giorgio”,
poi
imbarchi
differenti,
io
sui
sommergibili,
lui
sulle
“navi
grigie”.
Ma
ad
ogni
occasione
di
incontro,
abbracci
fraterni,
confidenze,
stessa
sincera
vicinanza,
come
quel
primo
giorno
sul
vaporino!
Tutta
la
vita
ci
siamo
voluti
veramente
bene,
senza
ombre,
senza
un
solo
screzio,
sempre
lealmente
vicini.
Vacanze
insieme
al
mare
ed
al
soggiorno
di
Cortina
(era
un
ottimo,
instancabile
pianificatore
di
gite
e
camminatore),
licenze
di
Natale
insieme,
estati
insieme.
Un
solo
ricordo
per
tutti.
Ad
Augusta,
io
comandante
dell’Ardito,
lui
comandante
della
flottiglia
cacciamine:
siamo
entrambi
lì
per
il
cambio
del
Cincnav,
cerimonia
tradizionale
che
vede
tutte
le
unità
schierate
per
la
rassegna
in
mare
da
parte
del
nuovo
Comandante
in
Capo
della
Squadra.
Il
giorno
prima,
io
a
pranzo
da
lui,
lui
a
cena
da
me,
nel
pomeriggio
insieme
nell’unico
cinema
della
città.
Non
ci
siamo
mai
ricordati
quale
film
avessero
proiettato,
perché
abbiamo
passato
tutto
il
tempo
a
parlare,
a
raccontarci
le
esperienze,
a
scambiarci
racconti
delle
nostre
famiglie.
Il
giorno
dopo
la
cerimonia
protocollare,
mollati
gli
ormeggi,
dirigo
per
il
rientro
alla
Spezia
e,
appena
lasciate
le
ostruzioni
di
Augusta,
vedo
l’intera
formazione
di
cacciamine
pronta
a
defilarmi
di
controbordo.
Una
iniziativa
di
Ioia,
un
saluto
davvero
marinaresco!
Impartisco
gli
ordini
e,
quando
il
primo
cacciamine,
che
aveva
a
riva
l’insegna
del
Comandante
Superiore
in
mare,
passa
all’altezza
della
mia
plancia,
faccio
rendere
gli
onori
con
l’equipaggio
schierato.
In
quella
circostanza,
lui
era
superiore
a
me
e
gli
dovevo
gli
onori.
Poco
dopo,
per
radio,
la
voce
di
Ioia:
Paolo,
mi
dice,
sei
forse
l’unico
che
conosce
le
procedure
in
mare,
grazie,
amico
mio,
buon
vento.
Voglio
però
ricordare
l’ultima
volta
che
l’ho
visto,
sofferente
e
già
in
coma
nel
letto
dell’ospedale.
Lia
mi
aveva
avvertito
che
era
agli
ultimi
istanti.
Sono
entrato
in
camera
con
gli
occhi
lucidi
ed
un
groppo
in
gola.
Ioia
si
riscuote,
forse
ha
intuito
la
mia
presenza
perché
apre
gli
occhi,
mi
sorride
con
quel
suo
sorriso
leale,
aperto,
sincero,
che
gli
avevo
sempre
visto,
apre
la
mano
e
mi
fa
cenno
di
“ciao”.
Poi…se
ne
è
andato,
la
sua
mano
nella
mia.
Ciao,
amico
mio
sincero,
sportivo
eccezionale,
compagno
di
studi,
di
squadre
sportive,
di
avventure
e
di
una
vita
intera,
ti
porto
sempre con me.
Ricevo
da
Paolo
Pagnottella
questo
bellissimo
ricordo
del
caro
Ioia.
La
loro
amicizia
parte
da
lontano,
comincia
a
Venezia
e
dura una vita.
Un retroscena di Milazzo:
l’avventura di Carla e Cristina
Quando dai Grifoni fu proposta
una riunione a Milazzo in
occasione della presentazione
del libro “Giro del mondo
dell’Orsa Maggiore” di Fabio
Ghia e Armando Leoni, Carla
Boeris ed io accogliemmo l’idea
con molto entusiasmo. In realtà,
lo scopo, per noi molto
attraente, era soprattutto quello
di festeggiare a sorpresa
l’ammiraglio Iannucci. Io
lavoravo ancora, ma avevo la
possibilità di programmare una
breve pausa fuori dall’ordinario
e la prospettiva di trascorrere un
week-end un po’ allungato in
Sicilia a fine ottobre era
decisamente accattivante. Fra
l’altro, avevo un particolare
desiderio di incontrare di
persona l’ammiraglio, perché
volevo esprimergli la mia
gratitudine per quanto era stato
vicino a Claudio nell’ultimo
periodo della sua vita e per
l’affetto che aveva dimostrato a
me dopo la sua scomparsa.
Prenotammo per tempo un volo
Easyjet e due stanze di albergo
in centro a Milazzo, ma, in
prossimità della partenza, fu
proclamato da CGIL, CISL etc.
uno sciopero di tutti i trasporti
pubblici e privati proprio per il
giorno fissato: panico! Il nostro
volo sarà fra quelli cancellati?
L’incontro si farà lo stesso?
Scrivo ad Armando…sembrava
che Easyjet non
scioperasse…Armando sembra
fiducioso: “Credo che in qualche
modo vi faranno partire”… poi
arriva la notizia: volo cancellato!
Me la comunica Carla, che è in
autobus, ma ha ricevuto il
messaggio da Easyjet: mi dice di
affrettarmi a fissare un volo il
giorno prima (giovedì invece che
venerdì: da notare che la notizia
arriva mercoledì pomeriggio…
per fortuna non ho impegni di
lavoro e posso anticipare). Le
prenotazioni stanno andando a
ruba. Carla è più abituata di me
a prenotare online (prende
abitualmente i voli per la
Sardegna e ha sul telefono la
app di Easyjet) e riesce a fissare
un posto sul volo delle 11.10. Io
cerco di arrabattarmi, ma esito
davanti a una domanda che non
capisco ed ecco che il volo delle
11.10 è sold out! Cerco
disperatamente un altro volo: c’è
solo quello delle 7 da Malpensa
e, per fortuna, riesco a bloccare
subito un posto. Mando un
messaggio ad Armando (sono le
18.16) e vado a preparare la
valigia. Per arrivare a Malpensa
alle 5, devo prenotare un taxi
per le 4….ciò significa che
punterò la sveglia alle 3.15….
notte in bianco! In pratica ho
fatto 3 colazioni: una a casa, lo
spuntino in aereo e poi, arrivata
all’aeroporto di Catania, davanti
a delle meravigliose brioche alla
crema, come potevo resistere?
Catania mi accoglie con una
giornata strepitosa: cielo
azzurro, sole limpido e una
leggera brezza mattutina: la
stanchezza svanisce. Ben
rinfrancata dalla brioche, cerco il
pullman per Milazzo e mi siedo
su una panchina in attesa: sono
le 9.30 circa. Immancabile, arriva
la telefonata di Armando, che è
preoccupato per la mia sorte:
“Cristina, dove sei? Tutto bene?”.
Lo rassicuro: sono ormai in
dirittura d’arrivo! Tra l’altro, a
Milazzo, riesco a scendere alla
fermata giusta: l’albergo è
vicinissimo. Mi sistemo e
attendo notizie di Carla.
Bisogna sapere che a Milazzo ci
sono 2 o 3 alberghi che nel loro
nome hanno la parola “Milazzo”
e il nostro era uno di quelli: la
cosa può creare confusione in
chi arriva per la prima volta.
Difatti Carla, dopo aver chiesto
all’autista la fermata per l’hotel
Milazzo, scende dal pullman in
una zona diversa dal centro.
L’albergo non è vicinissimo alla
fermata e Carla mi chiama per
chiedermi indicazioni: i luoghi
che le descrivo non
corrispondono a quello che lei
vede… mi parla di un
distributore di benzina, che in
centro non c’è….comunque
riesce a raggiungere l’albergo
indicato dall’autista e ha la
conferma che non è quello da
noi prenotato. Chiede che le
chiamino un taxi: arriva una
Ritmo normale che non ha
l’aspetto di un taxi e dentro ci
sono due “figuri” che la
inquietano un po’… mi chiama
dal taxi….”Spero di arrivare…”…
ansia da parte mia, ma poi tutto
si conclude bene, per fortuna!
Dopo queste avventure ci
aspettavano pranzi meravigliosi,
in particolare il surprise party in
onore di Iannucci, che davvero
era all’oscuro di tutto: coloro che
erano eroicamente riusciti ad
arrivare nonostante le avversità
lo attendevano con il bicchiere
in mano per circondarlo in un
unico abbraccio! A seguire, un
superlativo buffet preparato da
Marilena!
Non ci facciamo mancare niente!
La bellezza di due nuovi articoli:
uno di Cristina De Pol su Milazzo
e uno di Paolo Pagnottella in
ricordo di Alessandro Valentini
Bisiani, Bracco, Danusso, De Pol, Fiorani, Liqin, Lupi,
Moruzzi, Padelletti, Pagnottella, Piromallo,
Sangiorgio, Scaroni, Tutti i familiari che hanno inviato
le foto dei loro cari